L’ospitalità alberghiera ai tempi del coronavirus. E dopo cosa cambierà?

 

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Non era mai successo che Venezia, una delle città più visitate al mondo, chiudesse i suoi alberghi, con tutte le conseguenze per i diecimila lavoratori del settore. In realtà non solo a Venezia ma in tutte le città italiane la chiusura delle strutture ricettive non è prevista in nessuno dei decreti del Presidente del Consiglio, ma la verità è che tenerle aperte sarebbe troppo costoso. Così, in tutta Italia la Confesercenti calcola che gli hotel e gli alberghi che hanno deciso di chiudere i battenti in attesa di tempi migliori sia pari al 70%, percentuale peraltro destinata ad aumentare.

All’inizio dell’emergenza Coronavirus c’è stato anche chi ha tentato – non sapendo ancora cosa sarebbe successo nel nostro Paese – una politica di scontistica sulle tariffe delle proprie camere e dei servizi, ma si è capito presto che a nulla avrebbe portato, in quanto con il propagarsi dell’epidemia – anzi, della pandemia – gli spostamenti sono stati naturalmente vietati.

Specchio di questa situazione è l’altissimo numero di disdette delle prenotazioni sulle piattaforme OTA, registrate cioè dalle più note Online travel agency, come ad esempio Booking.com.

E’ per questo che gli esperti del settore sono convinti che sia necessario mettere in atto sin da subito delle misure per contrastare il terribile momento di crisi e, altrettanto importante, sia preparare e studiare quelle che potranno essere le strategie da attuare al momento della ripresa. Ripresa che, si teme, potrebbe avvenire forse per il mese di maggio, e non prima. Questo tempo potrebbe essere utilizzato – come tutti i social professano oggi, in tempo di quarantena – per riflettere. Applicato all’industria dell’ospitalità, ciò potrebbe significare capire come funzionava il sistema e se, già da prima, c’era qualcosa che andava corretto. Quindi, cosa potrebbe essere fatto per migliorarlo. Si potrebbe approfittare del momento di stallo, ad esempio, per dedicarsi a lavori di ristrutturazione delle strutture alberghiere oppure impegnarsi per migliorare i propri social e la propria comunicazione multimediale, nonchè i propri portali e siti online.

Di questa idea è il Presidente e Ceo di Teamwork Hospitality, Mauro Santinato, che ritiene sia necessario concentrarsi su cosa poter fare dopo la ripresa, cercando di passare oltre l’attuale, sconfortante momento storico. “Il turismo – ha osservato – è il settore che storicamente viene maggiormente colpito dalle grandi crisi, ma è un mercato che si è sempre ripreso e che, nel lungo periodo, è sempre cresciuto. Solo pochi mesi fa parlavamo di come gestire in modo adeguato l’overtourism, mentre adesso bisogna guardare al 2021 evitando gli errori già compiuti in passato, come la corsa a generare subito nuova domanda o a ridurre drasticamente il livello di servizio”.

D’altronde, ogni crisi porta con sè anche dei vantaggi, e questi devono essere riconosciuti e sfruttati, come la possibilità – nel settore dell’ospitalità – di trovare più facilmente personale, riuscendo a cogliere le nuove opportunità che si presenteranno anche facendo rete fra gli operatori del settore.

Una cosa è certa, da qualunque punto di vista si voglia analizzare la problematica, il Coronavirus modificherà l’intero settore del turismo. Probabilmente cambierà il modo di viaggiare degli italiani, anzi forse cambierà il loro “modo di intendere” il viaggio. Con tutta probabilità, finita l’emergenza, avremo più voglia di restare nel nostro Paese, di conoscerne gli angoli più sconosciuti, dimenticheremo i luoghi “alla moda”, l’Italia stessa sarà ai nostri occhi il luogo migliore dove andare. Ciò potrà essere di grande aiuto per il settore dell’ospitalità, nella speranza che possa presto lasciarsi la crisi alle spalle.

 

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