La scommessa degli Istituti Nautici Le nostre proposte per gli Istituti Tecnologici ad indirizzo trasporti

 

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La formazione nautica italiana ha radici antiche e gloriose, risale addirittura alle prime decadi del 1800. Da allora gli Istituti Nautici hanno plasmato generazioni di marittimi la cui professionalità, universalmente riconosciuta, è stata da sempre collocata ai vertici mondiali.

Molte delle donne e degli uomini che costituiscono il piccolo esercito dei professionisti della formazione nautica amano riferirsi alle proprie scuole come “Istituti Nautici”, magari aggiungendo “preferisco utilizzare ancora la vecchia denominazione”. Hanno ragione! Ultimamente i cambiamenti sono stati numerosi e piuttosto rilevanti e la nostalgia può farsi sentire, ma forse abbiamo ancora delle opportunità da sfruttare.

La formazione nautica italiana ha radici antiche e gloriose, risale addirittura alle prime decadi del 1800. Da allora gli Istituti Nautici hanno plasmato generazioni di marittimi la cui professionalità, universalmente riconosciuta, è stata da sempre collocata ai vertici mondiali, fiore all’occhiello della nostra marineria, basata sulla competenza delle persone più che sull’avanguardia della flotta.

Un tempo era semplice: i ragazzini con il sangue salmastro si iscrivevano agli Istituti Nautici, spesso imbarcandosi come mozzi o allievi nautici già durante le vacanze estive e una volta diplomati prendevano il mare da Allievi Ufficiali, dando vita ad una carriera che spesso durava una vita.

Negli ultimi anni il sistema di formazione nautica ha subito frequenti e repentini cambiamenti, non solo per le riforme della scuola, ma anche per l’aggiornamento delle norme internazionali che hanno costretto l’Italia ad adottare soluzioni alternative rispetto agli schemi stabiliti. Oggi gli Istituti Nautici si chiamano Istituti Tecnici dei Trasporti e Logistica, e sebbene siano ancora sufficienti per acquisire la qualifica di Allievo Ufficiale della Marina Mercantile, mostrano talvolta una legittima crisi di identità.

Non sempre i dirigenti e i docenti, talvolta gli stessi studenti, mostrano quella proiezione verso il mare, quella ineluttabile necessità di guardare l’orizzonte e volerlo raggiungere.

Da una parte i campi di formazione, e di possibile successivo impiego, offerti dagli ITTL sono più numerosi che in passato, dall’altra i nostri giovani hanno la possibilità di scegliere percorsi di studio alternativi per diventare marittimi, non necessariamente collocati nella scuola secondaria. Del resto in quasi tutto il mondo la formazione marittima è pressoché universitaria, quindi in un ambito estremamente globalizzato come quello marittimo l’Italia appare come una voce fuori al coro.

Tutto questo può sembrare un disvalore per i “vecchi nautici” e talvolta il calo della qualità della formazione rispetto al passato è molto tangibile, per cui qualcuno può legittimamente demoralizzarsi.

Tuttavia un altro approccio è possibile: se talvolta il presente non ci piace, le possibilità sono sempre due, guardare indietro o guardare avanti! Si può guardare al passato con nostalgia o cercare di cogliere il buono del cambiamento, pensare a come saltargli in sella e cavalcarlo.

Ma per cavalcare il cambiamento servono strumenti nuovi e aggiornati.

Oggi tutto è standardizzato: i requisiti minimi per la formazione della gente di mare sono stabiliti dalla Convenzione Internazionale STCW promossa dall’IMO (International Maritime Organization), organo delle nazioni Unite, normativa richiamata anche a livello europeo dalla direttiva 2008/106/CE, successivamente modificata.

Anche il lavoro a bordo è cambiato: un tempo ogni nave era gestita autonomamente e si creavano quasi degli usi e costumi legati normalmente alla figura del Comandante, mentre oggi tutto è omologato ed esistono dettagliatissime procedure per far sì che lo stesso lavoro venga svolto da chiunque allo stesso identico modo.

Ma standardizzazione significa lavorare su competenze comuni, mantenendo i propri riferimenti sempre aggiornati.

Pensandoci bene, la scuola può fare tanto in questo senso: la scuola può svecchiarsi lavorando per competenze ma continuando a ritagliarsi il privilegio di dedicare tempo all’analisi degli aspetti scientifici che stanno alla base di quella competenza e che ne giustifica la necessità, cioè far scoprire allo studente cosa sta nascosto dietro ad ogni azione e procedura, mostrandola cioè insieme al suo significato originario. Sul lavoro, soprattutto a bordo, questo tempo da dedicare alla riflessione manca perché l’operatività prevale.

In tutto questo si collocano i volumi di Fondamenti di navigazione e meteorologia nautica  e Fondamenti di costruzione e gestione della nave, editi da Simone per la Scuola, realizzati per la prima volta nel 2015 e dei quali sono appena state pubblicate le nuove edizioni (primi due volumi).

Questi testi vogliono prima di tutto mantenersi aggiornati perché le normative marittime vengono continuamente modificate, inoltre si propongono di fornire strumenti moderni, allineati con le reali necessità di bordo ed espressi in modo da mantenersi sempre in equilibrio tra il necessario rigore scientifico e le necessità più operative. Non a caso in questi anni sono stati utilizzati sia dagli studenti degli ITTL sia dai marittimi per preparare gli esami dei titoli professionali.

Un esempio perfetto di disciplina che permette di conciliare nozioni tecniche complesse con applicazioni squisitamente concrete è la manovra navale, introdotta ex novo nelle edizioni 2020. I nuovi testi si sono allargati anche a temi precedentemente esclusi dal curricolo dei “vecchi nautici”, come la gestione delle risorse umane, che a bordo sono rappresentate da una moltitudine di nazionalità diverse.

Oltre alla considerazione delle nuove normative internazionali, la nuova edizione dei testi si è resa necessaria anche per allineare totalmente i temi trattati con le nuove linee guida del MIUR in materia: infatti, nel 2017 un apposito gruppo di lavoro ha revisionato i piani di studio contenenti gli obiettivi di apprendimento degli ITTL per le opzioni CMN (ex “Capitani”) e CAIM (ex “Macchinisti”), redigendo le Tavole Comparative degli Apprendimenti, in modo che le attività offerte negli ITTL fossero ancora più aderenti alle prescrizioni STCW.

È necessario che tutti gli attori della formazione nautica in Italia riflettano sui nuovi apparenti limiti, facilmente trasformabili in opportunità, per continuare a dare ai nostri ragazzi quel marchio di “marittimo italiano DOC” che è garanzia di affidabilità e professionalità.

Questa è la scommessa degli Istituti Nautici… anzi no! Una scommessa si vince o si perde in base ad avvenimenti non controllabili. Noi dobbiamo vincere con il sudore della fronte, facendo le scelte giuste e reinventandoci ogni giorno, dobbiamo rendere un servizio di qualità grazie al confronto e al lavoro di squadra, dobbiamo guardare avanti con orgoglio ma mai supponenza, dobbiamo lavorare ogni giorno con serietà ed onestà intellettuale. Tutto questo per i nostri ragazzi, perché possano costruirsi un futuro solido, con le proprie forze ma sempre ricordando che noi eravamo lì, a sostenerli, quando quelle forze venivano coltivate.

 

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