Come si diventa OSS: concorsi, stipendio, sedi e di cosa si occupa Una guida ai concorsi da Operatore sociosanitario

 

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Come si diventa OSS. La figura dell’operatore socio-sanitario è molto richiesta. Si colloca facilmente nelle strutture pubbliche del SSN e in quelle dell’ampio settore privato nelle quali rappresenta il punto di riferimento per il paziente (e i suoi familiari) e per l’intera equipe con cui collabora, in modo particolare con l’infermiere. Le sue attività sono rivolte direttamente alla persona, con l’obiettivo di favorire il suo benessere e la sua autonomia, attraverso interventi di assistenza diretta, come quelli igienico-sanitari, ma anche di supporto emotivo e organizzativo.

Come si diventa OSS, guida per i concorsi

Che cosa fa l’OSS

L’operatore socio-sanitario, in possesso dell’attestato di qualifica professionale, svolge una gamma di attività di diverso tipo (tecnico, professionale e relazionale), alcune delle quali in autonomia, in conformità con i protocolli di lavoro, altre invece attribuite dall’infermiere. Per questo deve conoscere anche le tecniche infermieristiche ed essere in grado di documentare i risultati del proprio lavoro, in maniera utile agli altri operatori.
L’elenco delle attività di competenza dell’OSS è piuttosto consistente. Tra le tante, possiamo individuare, ad esempio:

  • assistenza diretta alla persona (anche non autosufficiente) e aiuto domestico;
  • attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico;
  • supporto al personale sanitario e sociale nell’assistenza fine-vita;
  • attività di animazione e socializzazione di singoli e di gruppi;
  • pulizia, disinfezione e manutenzione di utensili, allo stoccaggio dei rifiuti, al trasporto di materiali biologici e sanitari;
  • utilizzo di linguaggi e sistemi di comunicazione appropriati in rapporto alle condizioni operative;
  • relazioni di aiuto con l’utente e la famiglia per il mantenimento e il recupero dell’identità personale;
  • frequenza di corsi di aggiornamento;
  • collaborazione alla realizzazione e alla valutazione dei tirocini organizzati per gli operatori dello stesso profilo;
  • trasmissione dei contenuti operativi ai tirocinanti.

Come si diventa OSS

Per diventare OSS è necessario essere in possesso della licenza media e dell’attestato di qualifica di operatore socio-sanitario che si ottiene frequentando, compiuti i 17 anni al momento dell’iscrizione, un corso teorico-pratico di formazione, di competenza delle Regioni e Province autonome e riconosciuto a livello nazionale.
Il corso ha un costo ed è a frequenza è obbligatoria, la durata è di 12-18 mesi e comprende:

  • un modulo di base;
  • un modulo professionalizzante.

A questi moduli si aggiungono esercitazioni/stages e il tirocinio guidato (550 ore) presso strutture e servizi, per un monte ore complessivo del corso di 1000 ore. Al termine del corso è previsto un esame finale che si articola in una prova pratica e in una prova teorica.

Per essere ammessi all’esame occorre aver rispettato i seguenti requisiti:

  • presenza per almeno il 90% delle ore totali;
  • massimo 10% di assenze;
  • valutazione positiva nel profitto e sulle caratteristiche psico-fisiche al lavoro.

Le materie oggetto di insegnamento sono accorpate in aree disciplinari (socio-culturale, istituzionale e legislativa; psicologica e sociale, igienico-sanitaria e tecnico-operativa) e sono:

  • legislazione socio-sanitaria, legislazione del lavoro, etica e deontologia;
  • sociologia, psicologia socio-relazionale e applicata;
  • igiene generale e igiene dell’ambiente domestico;
  • assistenza alla persona nelle cure igieniche, nell’alimentazione, nella mobilizzazione, assistenza di primo soccorso, assistenza alla persona anziana, disabile, con disturbi mentali, disposizioni generali in materia di protezione alla salute e della sicurezza dei lavoratori.

Quello appena descritto è il corso di qualificazione base per OSS, ma nulla vieta ad un operatore socio-sanitario di specializzarsi, completando il suo profilo con un’ulteriore formazione complementare in assistenza sanitaria (OSSS) che si ottiene frequentando un corso di 300 ore e superando l’esame finale. Con le integrazioni relative, si può, ad esempio, lavorare in sala operatoria.

I concorsi per OSS

Con la qualifica ottenuta, è possibile partecipare ai concorsi pubblici per operatori socio-sanitari che vengono banditi generalmente dalle Regioni e Province autonome e che solitamente prevedono:

  • una prova pratica;
  • una prova orale.

Se ci sono numerosi aspiranti, l’ente può prevedere una prova preselettiva che consiste in un questionario basato sulle materie oggetto delle prove (ad esempio, professione OSS, cultura generale, logica, informatica).
La prova pratica è basata sulle competenze tecniche specifiche e sulle procedure appartenenti alla qualifica professionale di OSS, con modalità decise dalla singola Commissione. La prova orale consiste in un colloquio basato su tutte le materie previste dal bando.

Spesso può essere richiesta la conoscenza di elementi di informatica e di una lingua straniera.

Dove e con chi lavora l’OSS

L’OSS, come anticipato, può esercitare la propria attività in diverse strutture sia pubbliche, superando un concorso pubblico, che private, tramite selezione. I luoghi di lavoro dell’OSS quindi possono essere: cliniche, ospedali, ambulatori, RSA, centri di riabilitazione, centri di recupero o educativi, onlus etc.
Le tipologie di pazienti che necessitano di assistenza sono le più diverse: dagli anziani ai bambini, dai disabili a persone con dipendenze o non autosufficienti.

Lo stipendio dell’OSS

Naturalmente la retribuzione media di un OSS è variabile (può oscillare tra i 900 e i 1400 euro), in base all’ente presso il quale presta la sua attività, se pubblico o privato (settore nel quale si possono riscontrare più differenze).

In generale occorre guardare all’inquadramento del Contratto collettivo (CCNL), per la disciplina dei rapporti tra datore di lavoro (pubblico o privato) e dipendente e, in particolare per lo stipendio, alla categoria di appartenenza. Nel pubblico il CCNL vale per tutti i dipendenti, nel privato solo per i dipendenti iscritti al sindacato e per i datori di lavoro che appartengono ad associazioni firmatarie.

 

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