Piano assunzione dipendenti pubblici, Ministro Zangrillo annuncia “150mila dipendenti all’anno” Queste le dichiarazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione

 

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Piano assunzioni dipendenti pubblici

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Dipendenti pubblici, il Ministro Zangrillo annuncia 150mila dipendenti all’anno. Il governo italiano, com’è noto a chi si occupa di pubblica amministrazione, ha sempre più problemi nel reperire personale qualificato per attuare il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Da quando è stato nominato Ministro della Pubblica Amministrazione, il Ministro Zangrillo ha cercato e adottato alcune misure per affrontare il problema, come l’assunzione di 500 tecnici ed esperti per assistere con l’attuazione del piano e fornendo finanziamenti ai piccoli comuni per assumere personale. La strada da seguire però è ancora lunga e, stando alle parole del ministro, non può prescindere da una ristrutturazione sistemica della PA anche attraverso un consistente piano di assunzioni.

Piano assunzione dipendenti pubblici: le dichiarazioni del Ministro

Il Ministro ha chiarito in prima battuta il perché delle migliaia di assunzioni a tempo determinato che si stanno succedendo negli ultimi anni:

«Va chiarito che i contratti a termine riferiscono solo al personale assunto per il Pnrr, fino al 2026, come prevede la disciplina europea dello stesso Piano. Ma proprio in una prospettiva di stabilizzazione nell’ultimo decreto legge sul Piano abbiamo previsto la stabilizzazione dei 500 profili assunti nei ministeri dopo 15 mesi di servizio mentre un altro articolo dice che gli enti locali, nel bandire i loro concorsi per assunzioni a tempo indeterminato, possono riservare fino al 40% dei posti ai tecnici assunti a termine per il Pnrr».

Insomma, la finalità resta quella di assumere a tempo indeterminato rispettando però i termini e le condizioni previste dal PNRR. Per quanto riguarda poi le motivazioni che hanno portato la PA ad essere così in debito di personale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, il Ministro non ha dubbi:

«Partiamo dal fatto che veniamo da un decennio drammatico per la Pa, con un blocco del turn over che ha ridotto il personale da 3,5 a 3,2 milioni, facendo salire l’età media dei dipendenti a 50anni. Dal 2021 abbiamo ripreso ad assumere e nel 2022 sono entrate nella Pa 170mila persone, di cui 156 mila per sostituire chi è andato in pensione e il resto per aumentare l’organico. Anche quest’anno e fino al 2026 abbiamo in programma una media di 150mila assunzioni l’anno. Si tratta di contratti a tempo indeterminato e nel 2022 i posti messi a concorso sono stati coperti. E dal primo gennaio 2023 abbiamo introdotto il portale InPa».

Il piano quindi è quello di assumere un totale di 600mila dipendenti entro il 2026 ad una media di 150mila dipendenti l’anno. Il tutto avverrà con modalità sempre più telematizzate e a riprova di ciò l’utilizzo del portale InPA da parte degli enti e dei Ministeri è sempre più corposo, tendenza supportata dall’obbligo legale che ad oggi almeno i Ministeri hanno di pubblicare ogni bando sul portale.

Vuoi sapere cos’è InPA? Abbiamo scritto un articolo che parla proprio di questo, clicca qui!

La formazione dei dipendenti pubblici

Il Ministro si è soffermato anche sulla piattaforma dedicata alla formazione dei dipendenti pubblici, Syllabus:

“Tutte le amministrazioni dovranno prevedere un minimo di 3 giorni di formazione all’anno, durante l’orario di lavoro, per tutti i dipendenti pubblici su tre aree: la digitalizzazione, l’aggiornamento amministrativo, i soft skills, appunto. Ciascun dipendente sceglierà sulla piattaforma le materie di formazione da seguire, in linea con il lavoro che fa e sosterrà un esame di ingresso per testare il suo livello. Fatto questo riceverà dalla piattaforma un programma personalizzato di formazione da svolgere on line, che conterrà anche momenti di verifica, compresa quella finale per valutare le competenze acquisite”.

La formazione non sarà obbligatoria ma resta fortemente incentivata poiché inciderà sui criteri di valutazione del personale che aprono ad eventuali bonus sullo stipendio e scatti di carriera.

Lo smartworking nella Pubblica Amministrazione

Il Ministro ha poi parlato di smartworking, dicendosi favorevole a questa rivoluzione culturale del mondo del lavoro iniziata con la pandemia e che ormai riguarda sei milioni di lavoratori in tutta Italia:

«Durante la pandemia in Italia siamo passati da 500 mila a 6 milioni di lavoratori in smart working; perché mai la Pa dovrebbe quindi privarsi di questo strumento? Serve però una rivoluzione culturale, passando dalla logica del controllo a quella degli obiettivi misurabili. Per questo stiamo facendo un grande investimento sulle competenze dei dirigenti nella gestione delle risorse umane. Nel 2022 lo smart working ha riguardato circa 500 mila dipendenti pubblici, quest’anno pensiamo di salire a 700 mila».

 

 

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